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Storia del Cicolano: dal 1900 a oggi

509 visite ricevute Archiviato in: Storia — Roberto Lombino 9 Novembre 2006 @ 16:32

Durante i primi anni del 1900 cresce il fenomeno dell’ emigrazione, da parte delle classi più povere, verso paesi più ricchi, nel Cicolano sono in molti a partire e a lasciare le loro terre. Sempre in quegli anni, un fortissimo terremoto, con l’epicentro vicino ad Avezzano, devasta tutti i centri abitati del Cicolano, lasciando gravi danneggiamenti sugli edifici e provando un elevato numero di morti.

Nel 1925 nasce la dittatura fascista di Benito Mussolini, che farà passare il Cicolano dalla provincia de L’Aquila a quella di Rieti, successivamente, durante gli anni ‘30 farà costruire una diga nel fiume Salto, in zona Balzi di Santa Lucia, che così diventerà un lago artificiale. I paesi di Teglieto, Borgo San Pietro, Fiumata e altri che si trovavano vicino al fiume verranno sommersi dall’ acqua, e saranno ricostruiti più in alto; ancora oggi, quando l’ acqua del lago è bassa, è possibile vedere il campanile di una chiesa, di un paese che era stato sommerso. Alla fine della Seconda Guerra Mondiale e della dittatura di Mussolini, in Italia viene istaurata la Repubblica. Negli anni ‘50 viene costruita l’ autostrada Roma-L’Aquila (A24), con l’uscita Valle del Salto. Nel 1978 Aldo Moro, onorevole della DC, viene catturato e ucciso dalle Brigate Rosse, che dicono che il corpo di Moro si trova nelle acque del Lago della Duchessa, dopo un mese di ricerca, non viene trovato niente.

Negli anni ‘80 viene disegnato dal grafico Fiamignanese Vittorio Picconi il logo dei mondiali di calcio, ‘’Italia 90′’. Un’ altro personaggio importante del Cicolano è il maestro Leonardo De Amicis, celebre musicista e direttore d’ orchestra al Festival di San Remo, ma anche di altri programmi trasmessi dalla Rai. Leonardo De Amicis è famoso perchè ha composto alcune canzoni per il Papa Giovanni Paolo II.

Nel 2004 vengono realizzati dei dipinti su muro nei vari paesi del Cicolano, che raccontano la storia dei Briganti e dei fatti storici di quel tempo, legati a loro .

Storia del Cicolano: Secoli XVIII e XIX

292 visite ricevute Archiviato in: Storia — Roberto Lombino 5 Novembre 2006 @ 20:53

Nel 1759 a Fiamignano, che prima si chiamava Poggio Poponesco ma dopo un incendio fu ricostruito, nasce Felice Martelli. Felice Martelli era un uomo di cultura, anche se nn otterrà lauree studierà molto nella sua vita e scriverà un opera molto importante: Le Antichità dei Sicoli, dove parla dei primi popoli in Italia e soprattutto degli Equi. Un’ altro uomo di cutura del Cicolano nascerà qualche decennio dopo, Ferdinando Mozzetti, di Pagliara (Petrella) era un magistrato famoso, ma non si occupava solo di questo, scrisse molti libri su materie di vario genere sia di carattere umanistico che scentifico.

Agli inizi del XIX secolo le truppe di Napoleone Bonaparte arrivano a Napoli, Giuseppe, fratello di Napoleone diventa re di Napoli, sarà lui ad abolire il Feudalesimo. A succergli sarà Gioacchino Murat che divide l’ Abruzzo Ulteriore in distretti: L’Aquila, Sulmona, Cittaducale, il Cicolano, del distretto di Cittaducale, viene diviso in comuni: Borgocollefegato, Pescorocchiano, Cicoli, Petrella e Mercato, che dopo qualche decennio sarà sostituito da Fiamignano.

Nel 1816 la nasce la Carboneria in Italia, Giammaria Scialaret è il capo dei carbonari del Cicolano. Nel 1856 nasce a Santa Lucia (Fiamignano) Domenico Luigini, medico professionista e grande studioso, scrisse opere storiche tra cui ‘’Memorie storiche della regione Equicola ora Cicolano'’, dove parla della storia del Cicolano.

Nel 1838 a Vallececa nasce Berardo Viola (Pescorocchiano), è di famiglia povera, ma lo stipendi dei suoi genitori basta per sopravvivere alla fame e alla vera miseria. Berardo presto diverrà il più grande brigante del Cicolano. La Legge Pica verrà emessa in quegli anni, il suo scopo era di aumentare le condanne a morte dei briganti e dei loro collaboratori. Dopo qualche anno sarà Edoardo Falesani a fare costituire tutti i briganti del Cicolano, e così finisce il brigantaggio.

Storia del Cicolano: Medioevo e Rinascimento

500 visite ricevute Archiviato in: Storia — Roberto Lombino 4 Novembre 2006 @ 18:29

Dopo la fine dell’ Impero Romano non si hanno più notizie del Cicolano e la popolazione Equicola si era ormai mescolata con le altre popolazioni sotto l’Impero di Roma.

Agli inizi del VII secolo d.C. la regione che era degli equicoli viene inglobata nel Ducato di Spoleto dal Duca Ariolfo. Alla fine del IV secolo i Saraceni penetrano in Italia e arrivano nel Cicolano, ci fu quindi il bisogno da parte della popolazione della valle di abbandonare i loro villaggi e di ricostruirli sulle cime delle colline e delle alture, fortificati da castelli e rocche.

Alla metà del XII secolo i normanni guidati da Ruggero II occuapano la provincia marsicana e quindi il Cicolano e conquistano Rieti. A governare nella Valle del Salto sarà il barone Gentile Vetulo, ma anche il nipote Rainaldo Sinibaldi, in particolare su Mareri, Casardita, Poggio Poponesco (Fiamignano), Radicaro, Girgenti, Poggio Viano e altri castelli. A succedere a Rainaldo sarà Filippo Mareri e poi i figli Gentile e Tommaso Mareri. La figlia di Filippo Mareri, Filippa, seguirà San Francesco, morirà all’età di 36 anni (diventerà santa nel 1247, sotto il pontificato di Innocenzo IV). A Tommaso Mareri sarà tolto il titolo di governatore da parte di Federico II e a prendere il suo posto sarà la famiglia dei Colonna, che durerà poco, perchè poi Tommaso ritornerà governatore.

A prendere il posto di Federico II sarà Corrado IV e poi il figlio Corradino, il cui trono verrà sottratto da Manfredi, figlio di Federico II. Nella seconda metà del XIII secolo Manfredi viene sconfitto da Carlo D’Angiò, dalla Francia. A succedere a Tommaso (il quale si era fatto investire di nuovo dei suoi castelli dal nuovo re) saranno i due figli Filippo e Giovanni, ai quali dopo due anni verranno sottratti i loro feudi da Carlo D’Angiò, perchè avevano favorito Corradino nella sua riconquista del Regno di Napoli, nella battaglia di Tagliacozzo. I castelli del Cicolano passeranno di nuovo ai Colonna. Con la formazione della Provincia Cicolana, il Cicolano viene posto nella parte Ulteriore dell’Abruzzo (sopra il fiume Pescara).

Nel XIV secolo i castelli del Cicolano erano divisi tra Adamo Ausì, che aveva solo Girgenti, la famiglia Aquilano, che possedeva Capradosso e il resto dei feudi era in possesso di Stefano Colonna (anche se i Mareri erano riusciti a impossessarsi di una piccola parte della Provincia Cicolana).

Agli inizi del XV la famiglia Mareri, con Filippo, possiede più della metà dei feudi del Cicolano (Poggio Poponesco, Mareri, Staffoli, Gamagna, Poggio Viano, Girgenti, Radicaro e altri), mentre i Colonna, con Antonio possedevano i feudi di Corvaro, Torano e Spedino (contea di Albe). In quegli stessi anni Francesco Mareri diventa Vescovo di Brescia. La contea di Albe passa nella mani di Giovanni Orsini, conte di Tagliacozzo, ma poi tornerà ai Colonna e poi di nuovo a Orsini, dopo una lunga serie di scontri armati.

Alla metà dal XVI secolo, la contessa Costanza Mareri vende alla famiglia Colonna la sua contea, che consiste nei paesi di Girgenti, Poggio Poponesco, Mareri, Petrella, Capradosso, Villa Santa Croce, Rocca Alberisi, Sambuco, Poggio Viano, Staffoli, Gamagna, invece Antonio Mareri eredita Collefegato, Poggiovalle e altri castelli. Circa a metà del XVII secolo la peste si diffonde in tutta Italia e nn trascura il Cicolano, la zona più colpita e con più morti a causa di peste è la Contea di Albe. Nel 1660 muore Pompeo Colonna e i suoi feudi passano a Maffeo Barberini, anche se i figli di Pompeo Colonna non sono d’accordo.

Roberto Lombino

Storia del Cicolano: epoca Preromana - fine dell’ Impero Romano

328 visite ricevute Archiviato in: Storia — Roberto Lombino 3 Novembre 2006 @ 14:01

Durante il XV secolo a.C. le prime popolazioni di origine indoeuropea iniziano a stanziarsi nella penisola Italica. Tra questi ricordiamo i Celti, i Liguri, i Greci, gli Etruschi e gli Italici, questi ultimi, che occuparono le zone centrali e meridionali della penisola, si dividono in altri gruppi più piccoli, tra i quali troviamo i Marsi, i Sabini, i Volsci e gli Equi (Aequicoli) che si concentrarono nella parte centrale dell’ Italia, sugli appennini, gli Equi nella valle che oggi chiamiamo Valle del Salto. I resti di questa popolazione sono ancora visibili nelle località di Nesce, le rovine delle città di Nersae e Cliternia (vicino Capradosso), le necropoli di Corvaro e di Cartore dove nella prima si può ammirare il ‘’Tumulo di Corvaro‘’, un tumulo di pietre e terra di forma quasi circolare (diametro di quasi 50 metri e alto circa 4) dove sono state ritrovate numerose tombe e oggetti, nella seconda un’altro tumulo di 32 metri di diametro e infine parecchi templi pagani come quello di S. Erasmo, di Alzano e molti altri.

Con la nascita di Roma inziano le prime guerre per il possesso e la difesa del territorio, intorno alla prima metà del V secolo a.C. gli Equi fermano l’avanzata romana guidata dal console Lucio Emilio e conquistano le loro terre. Nel 464 si ricorda la battaglia di Algido, finita con la ritirata degli Equi. Successivamente ci fu una lunga serie di guerre tra romani e equi, tutte dovute al fatto che gli Equi, essendo un popolo belligerante, attaccavano e depradavano i territori intorno a Roma, e soprattutto i popoli vicini alla città, che per essere difesi chiesero aiuto ai romani. Alla fine del IV secolo a.C. Gli Equi vengono sottomessi alla potenza crescente di Roma, sotto il consolato di M. Valerio Massimo, che farà costruire la strada Valeria, da Roma a Carsoli. Ma gli Equi non otterranno la cittadinanza Romana fino al 90 a.C. con la legge Giulia, e in questo lungo periodo (304-90 a.C.) gli Equi tenteranno più volte di ribellarsi ma otterranno sempre disfatte.

Da qui in poi la Storia degli Equi è legata a quella dei romani fino alla caduta dell’ Impero Romano d’ Occidente (476 d.C.).

Roberto Lombino