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La Reazione - Moti reazionari nel Cicolano

350 visite ricevute Archiviato in: Brigantaggio — Roberto Lombino 30 Luglio 2007 @ 15:21

Molto spesso il libri di scuola non trattano in modo corretto gli argomenti riguardanti la Reazione e il Brigantaggio in Italia, scrivendo molto poco a riguardo, tralasciando molti punti importanti o, ancora più gravemente, non scrivendo i fatti per come sono venuti realmente o scrivendo solamente quelli che fanno più comodo, per accentuare la gloriosità del nuovo regno che unificò l’ Italia, ma che aumentò gli squilibri tra Nord e Sud.
Questo l’ho potuto constatare di persona sui miei libri di scuola, che oltre a scrivere molto poco su questo tema, lo scrivono anche male, tralasciando molti particolari e risaltando la crudeltà dei briganti, senza spiegarci il perchè della loro rabbia contro il nuovo regno, senza raccontarci quello che successe veramente, una storia che per più di dieci anni fece stentare il Regno d’ Italia, mettendo addirittura in dubbio la sua esistenza di fronte agli altri stati europei.
Prima di iniziare a parlare del Brigantaggio vero e proprio, è bene scrivere qualcosa su un movimento popolare che lo precedette, detto Reazione.

Innanzitutto devo specificare che i moti reazionari in Italia avvennero con maggiore instensità nel Mezzogiorno, ovvero in quello che prima era il Regno delle due Sicilie, durante gli anni 1860-61 e videro come protagonisti da una parte il popolo delle Due Sicilie guidato da Francesco II, il quale era intenzionato a riprendersi il suo regno, e dall’ altra Garibaldi che dopo aver conquistato il Sud lo consegnò nelle mani di Vittorio Emanuele II, ovvero il re dell’Italia unita. In un primo tempo il popolo seguì Garibaldi e Vittorio Emanuele II, perchè promettevano la giustizia, la libertà e la divisione delle terre tra i contadini, ma queste promesse non furono mantenute, anzi, con l’istituzione della leva obbligatoria e di nuove tasse, il popolo si trovava in condizioni peggiori delle precedenti, e chi si ribellava veniva dichiarato nemico dello Stato e condannato a morte. Il malcontento tra la popolazione fu generale e fu allora che il popolo decise di tornare dalla parte di Francesco II, ribellandosi al nuovo regime con violenza. Naque così la Reazione dei popoli del Sud contro il regno di Vittorio Emanuele II.

Ho spiegato brevemente la storia della nascita del movimento reazionario nel Sud in generale, adesso invece spiegherò, sempre in modo riassuntivo, ciò che avvenne nel Cicolano in quel periodo.

Il Cicolano, prima dell’ unità, era la regione più settentrionale del Regno delle Due Sicilie, faceva parte della provincia dell’ Abruzzo Ulteriore Secondo, e durante gli anni 1860-61 il suo popolo fu uno tra i più reazionari dell’ intero Sud. Le idee reazionarie in questi luoghi furono divulgate da alcuni sacerdoti e dal cavaliere Luigi Spaventa di Torre di Taglio.

Fino al 30 settembre del 1860 la reazione per i Cicolani era solo un insieme di idee, ma quel giorno queste idee divennero fatti. Quel giorno infatti a Brusciano era festa, e nel pomeriggio alcuni paesani ubriachi iniziarono una lite, ma non sembra essere cosa molto grave. Ad aggravare la situazione fu Angelo Angelini, al comando di un piccolo drappello di guardie nazionali, che una volta arrivato minacciò tutti con i fucili spianati delle sue guardie, che erano pronte a sparare. I contadini allora smisero di litigare e andarono incontro alle guardie, le tolsero i fucili e le lanciarono sassi, fino a farli scappare.

Il 6 ottobre dello stesso anno alcune guardie nazionali dirette ad Antrodoco fecero sosta in una locanda di Torano. Ad un certo punto iniziarono a sentire degli spari e decisero che era meglio andare a rifugiarsi a Borgocollefegato. Per la strada però furono assaliti da alcuni reazionari di Torano che iniziarono a lanciare pietre e a sparare colpi di fucile. Un soldato quella notte morì colpito da una pallottola. Arrivati a Borgocollefegato, passarono la notte nella casa del giudice. Il mattino seguente, usciti di casa, si trovarono circondati dal popolo, che non sembrava avere intenzioni pacifiche nei loro confronti. Il giudice intervenì in tempo, allontanando la folla. Arrivati nelle vicinanze di Corvaro, le guardie furono di nuovo assalite da alcuni reazionari. Nessuna di loro fu uccisa, ma vennero derubate delle armi e di alcune monete.

Dopo 20 giorni di tranquillità il popolo si ribellò ancora. Infatti la gente aveva saputo che, negli uffici, gli stemmi dei Borbone erano stati sostituiti con gli stemmi dei Savoia. Allora una domenica mattina un gruppo di accesi rivoluzionari del Cicolano si posizionò all’uscita di alcune chiese della Valle quasi costringendo ogni famiglia a mandare quello stesso giorno un loro membro maschio a Fiamignano. Questi uomini erano Giuseppe Antonini, Antonio Calabrese, Giuseppe Di Giovanni, Antonio di Sabantonio, Fiore Sallusti e Antonio Saporetti.
Avevano l’ intenzione di rimettere gli stemmi borbonici al loro posto. Quel pomeriggio a Fiamignano erano più di duecento, armati di fucili e di attrezzi da lavoro. Iniziarono a trattare con il sindaco, ma non avendo avuto da questo nessun beneficio, usarono la forza, e scassinarono le celle delle prigioni, liberarono i prigionieri, si impossessarono delle armi della Guardia Nazionale, distrussero gli stemmi dei Savoia ed innalzarono quelli dei Borbone. Poi mossero verso la casa del sindaco Oreste Martelli, che era sostenitore dei Savoia, entrarono da una finestra salendo con una scala a pioli, rubarono soldi, cibo e armi.

Con il tempo il numero dei reazionari aumentò fino a raggiungere 2000 persone. Il loro quartier generale era a Fiamignano. Ecco chi erano i comandanti del movimento reazionario nel Cicolano:Giuseppe Di Giovanni di Collegiudeo, Giacomo Saporetti e Fiore Sallusti di Sambuco, Ascenso Napoleone di Torre di Taglio, e Aurelio Ricciardi di Castagneta.
I sottocapi: Giuseppe Antonini di Sambuco, Vincenzo Fabi e Carmine Leonetti di Gamagna, Antonio Apolloni di Fiumata, Berardino Viola di Teglieto, Gaetano Rosati di Piagge di Mareri, Vincenzo Manenti di Capradosso, Domenico De Sanctis di Petrella, Giovanni Giacomini di Borgocollefegato, Domenico Rencricca di Baccarecce, Feliciantonio Felli di Leofreni, Giuseppe Sorani e Domenico Ricciardi di Torre di Taglio, Angelo De Santis di Poggio San Giovanni, Giannandrea Rosati di Granara, Bernardino Pietropaoli di Poggiovalle e Giuseppe Luce di Santa Anatolia.

Giorno 1 novembre si recarono tutti a Borgo San Pietro derubando le case dei più abbienti, coloro che parteggiavano per i Savoia. Nelle case non trovarono nessuno, perchè tutti erano scappati, rubarono in totale circa 15000 ducati.

Dopo questi eventi, i reazionari andavano giornalmente nelle case delle famiglie ricche e si facevano dare cibo, bevande e denaro.
Queste famiglie, essendosi accorte che questa situazione non poteva continuare, avvertirono il comandante militare il generale Ferdinando Pinelli. Questi era arrivato a L’Aquila il 25 ottobre del 1860 con la brigata Bologna, con l’intento di ripristinare l’ordine in quelle zone. Nel Cicolano mandò una colonna, comandata dal colonnello Pietro Quintini, che arrivato nei pressi di Fiamignano, dove ad aspettarlo c’erano 400 reazionari, divise le sue truppe in tre colonne. La prima partì verso sinistra ed arrivata nei pressi di Poggio Poponesco, fu assalita dai 400 reazionari guidati da Giacomo Saporetti, Giuseppe di Giovanni e Vincenzo Manenti, che rimase ucciso. I reazionari si diedero alla fuga quando arrivò anche la colonna di destra. Il Quintini proseguì verso Avezzano. Da quel giorno i reazionari no n si fecero più vedere in giro per i paesi e si andarono a rifugiare nei boschi e nelle montagne divisi in bande.

I reazionari catturati dalle guardie furono condannati con pene che variavano da qualche mese fino ai 10 anni. Molti furono anche quelli condannati senza mai avere partecipato alle rivolte.

Roberto Lombino

BIBLIOGRAFIA:

1)AA.VV., Quella terra chiamata Cicolano, edizioni Aurora.

2)Domenico Lugini, Reazione e Brigantaggio dopo l’unità d’Italia (1860 - 1867), Adelmo Polla Editore

Santa Anatolia - Borgorose

395 visite ricevute Archiviato in: S. Anatolia — Roberto Lombino @ 11:52

Abitanti: 385

Altitudine: 751 m s.l.m.

Dopo essere stato distrutto quasi completamente dal terremoto del 1915, il paese è stato ricostruito in due parti situate a poca distanzl’una dall’altra.
Circa cinque secoli fa a Santa Anatolia si trovava l’ospedale di San Liberatore con la chiesa omonima, ma poi venne abbandonato.
Le chiese sono quelle di San Nicola di Bari, datata al IX secolo e la chiesa della Madonna Addolorata, in stile romanico abbruzzese. E’ molto importante anche il santuario di Santa Anatolia.
Molto recentemente è stata trovata sepolta sotto il fango una grande fontana in pietra datata al XVI secolo.

Ponte Civitella - Borgorose

367 visite ricevute Archiviato in: Ponte Civitella — Roberto Lombino @ 11:42

Abitanti: 3

Altitudine: 631 m s.l.m.

Prende il nome da un ponte romano di cui ora rimangono pochissimi ruderi, poichè è stato distrutto dai bombardamenti dei tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale.
Ponte Civitella si trova vicino alla confluenza tra il piccolo torrente Apa ed il fiume Salto. Proprio qui recentemente sono state rinvenute delle tombe romane.

Ponte Ospedale - Borgorose

292 visite ricevute Archiviato in: Ponte Ospedale — Roberto Lombino @ 11:38

Il nome deriva dal fatto che è stato costruito nelle vicinanze di un ponte sul fiume Apa, dove accanto venne costruito anche un ospedale, quello di S. Giovanni.
Tuttora non ha residenti, ma è abitato durante il periodo estivo.

Poggiovalle - Borgorose

248 visite ricevute Archiviato in: Poggiovalle — Roberto Lombino @ 11:35

Abitanti:2

Altitudine: 730 m s.l.m.

La chiesa del paese è dedicata a S. Maria Assunta, è stata ricostruita dopo il terremoto del 1915 che la distrusse. Esistevano nelle vicinanze anche un’abbazia ed un castello, ma ormai ne rimangono solo i ruderi, si è salvata solo la cappella del castello.

Pagliara - Borgorose

210 visite ricevute Archiviato in: Pagliara — Roberto Lombino @ 11:32

Abitanti: 160

Altitudine: 802 m s.l.m.

Poco fuori dal paese, anni fa, erano presenti un grande forno (adesso quasi scomparso) e due mulini che sorgevano presso il torrente Burrumaru, ancora visibili.
La chiesa di Pagliara è intitolata a S. Antonio da Padova ed è stata costruita nel 1837.

Grotti - Borgorose

193 visite ricevute Archiviato in: Grotti — Roberto Lombino @ 11:27

Abitanti: 10

Altitudine: 688 m s.l.m.

Nei pressi del fiume Salto sorge il piccolo borgo di Grotti, attualmente poco abitato, ma nei fine settimana di agosto viene rianimato dalle feste patronali, che, come accade in tutti i paesi del Cicolano, sono motivo di rimpatrio per la gente che si è trasferita in città.
Possiede due chiese, una situata fuori dal centro abitato, quella di San Nicola, e l’ altra dedicata a S. Giovanni Battisti che è di recente costruzione

Il sito è in costruzione

Siamo spiacenti se per adesso non trovate informazioni sul vostro paese o su altri particolari della Valle del Salto. Il sito è ancora in costruzione. Presto saranno completate tutte le categorie e i paesi, ma ci sarà molto da lavorare. Infatti soltanto i paesi sono 90 all’incirca e non è facile scrivere un articolo completo su di loro (che è frutto di numerose ricerche su vari libri) e trovare le foto; oltre ai paesi poi ci sono la altre categorie e aggiornamenti da completare.

Sono spiacente per questo disagio, ma ci sarà ancora da aspettare.

Il Webmaster
Roberto Lombino
& lo Staff di valledelsalto.com

Corvaro - Borgorose

186 visite ricevute Archiviato in: Corvaro — Roberto Lombino 5 Luglio 2007 @ 14:38

Abitanti: 1706

Altitudine: 970 m s.l.m.

Tuttora Coravaro è il paese più popolato del Cicolano ed è uno dei borghi medievali meglio conservati. Ma la sua storia è molto più antica del medioevo, infatti la dove oggi sorge Corvaro, nell’ età equicola probabilmente sorgeva la città di Orvinium, di cui parla Dionisio di Alicarnasso nei suoi scritti e di cui oggi rimangono alcune testimonianze della sua esistenza presso Corvaro, come i resti delle mura, dei templi, dei cimiteri e di molto altro.

Si racconta che nel medioevo San Francesco di Assisi mentre era in visita nei paesi del Cicolano, decise di fare permanenza a Corvaro per qualche giorno, ma si accolse di non essere ben voluto dalla gente del luogo, che lo maltrattava. Allora partì verso Roccarandisi, ma per la strada fu fermato da alcune persone di Corvaro, che gli chiesero scusa per il trattamento che gli avevano riservato i loro concittadini, e lui, come risposta, donò loro il suo cappuccio, che ancora oggi viene conservato a Corvaro nella chiesa di San Francesco.

Dopo aver destituito il pontefice in carica Giovanni XXII, Ludovico il Bavaro nominò papa Pietro Rinalducci di Corvaro, che prese il nome di Niccolò V. Ma in seguito alla partenza di Ludovico egli si trovò senza protezione e Giovanni XXII riprese il suo posto.

Il primo vero ospedale nella zona di Corvaro venne costruito nel 1570 dal frate Gioacchino Ispano e prese il nome di Ospedale di Santa Maria, che divenne uno dei maggiori centri di ricovero e di accoglienza per poveri e malati del luogo, insieme al convento francescano di San Francesco di Corvaro e l’abbazia di Santa Maria del Colle di Loriano che fu distrutta con il terremoto del 1915.

Il paese di corvaro può essere diviso in due parti: una parte vecchia, cioè quella alta e centrale, con costruzioni medievali, che adesso è quasi abbandonata, e da una parte più moderna che si estende attorno alla zona vecchia, occupando una parte della Piana di Corvaro.

La rocca di Corvaro è stata costruita molto probabilmente dai templari durante il X secolo.

Sono molto celebri a Corvaro la chiesa di San Francesco Vecchio, datata al XIII secolo, e la chiesa di San Francesco Nuovo, del XiV secolo, restaurata dopo il terremoto del 1915.

Nei pressi di Corvaro si trova il Santuario di Santa maria di Malito, luogo di frequenti pellegrinaggi da parte della popolazione di Corvaro e dei paesi vicini

L’ epigrafe di età romana rinvenuta a Corvaro:
[SA]bidius C.F. PAPiria PRIMus
PILus
[CENTURIO LE]gionis V ET
LEGionis X ET LEGionis VI ITA UT
IN
[LEG]ione X PRIMUM PILum
DUCERET EODEM
[QUE TE]MPORE PRINCEPS
ESSET LEGionis VI, PRAEFectus
[Q]U[INQ]ennalis [— CA]ESARis
DIVI AUGusti IDEM [—
—]A DON[—] CU[—]
[—]ELIA [C]N. F. PUPILLA UXOR
[C]RISPINA NEPTIS

Sabidio figlio di Gaio, della tribù Papiria, centurione primipilo delle legioni quinta, decima e sesta, nel senso che nella legione decima comandava il manipolo di triarii della prima coorte e nello stesso tempo comandava la prima centuria del manipolo dei PRINCIPES nella prima coorte della legione sesta, nominato facente funzione di magistrato municipale quinquennale[= cioè col compito di curare il censimento] in rappresenza di Gaio [oppure: di Lucio] Cesare, figlio del divino Augusto, e poi di Tiberio Cesare Augusto, la moglie …elia Pupilla, figlia di Gneo, sua moglie, e la nipote Crispina (posero)

Testo e traduzione dell’epigrafe tratti da: Quella terra chiamata Cicolano (pag. 43)